Un killer cileno a Ciampino, spedizioni punitive a Rebibbia e lo stupore di Lo Voi: si chiarisce il mosaico su Senese
Nuova operazione con 18 arresti contro presunti affiliati al clan di Michele O Pazzo.
Ieri mattina quando ci siamo scambiati per messaggio la notizia della nuova operazione sul clan Senese Vito Foderà ha commentato: tanto tuonò che piovve. Luca Salici invece ha subito ribattuto: scriviamo.
Per forza dovevamo scrivere (anche se stamattina leggerete sui giornali), perché delle mafie a Roma e del ruolo del clan Senese in città ci occupiamo da una quindicina d’anni ormai e non bisogna correre il rischio di perdere pezzi. Non dobbiamo noi, e non deve chi segue questa newsletter.
A questo proposito, prima di andare avanti, mi prendo un momento per ricordarvi che questa è la newsletter del Media Civico di daSud, un progetto collettivo di scrittura, attivismo e di giornalismo multicanale su temi come potere, democrazia, mafie, diritti, immaginario. Quella di oggi è curata da me, Danilo Chirico, che sono un giornalista, un autore televisivo, che anni fa ho fondato daSud. Su Substack questo è il mio unico spazio.
Vi dicevo del blitz di ieri mattina che ha portato a 18 arresti a presunti appartenenti al clan capeggiato dal boss Michele Senese detto O Pazzo.
Le notizie sono interessanti. A partire dalla prima, e più importante. C’era un killer pronto a colpire. Era di nazionalità cilena, lo avevano fatto arrivare dalla Spagna e lo avevano nascosto in una villetta di Ciampino insieme agli altri del commando. Erano pronti a colpire, vi dicevo. I carabinieri li hanno fermati prima: tra il 14 e il 19 aprile scorso hanno sventato almeno cinque agguati già pianificati. Poi, all’alba di ieri, sono scattate le manette.
L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha portato all’arresto di 18 persone: sedici sono finite in carcere, due ai domiciliari. Le accuse sono traffico di stupefacenti, sequestro di persona, estorsione, tentato omicidio, porto illegale di armi, riciclaggio e sono aggravate dall’aver agito con metodo mafioso.
«L'organizzazione era in costante contatto con figure di altissimo spessore criminale detenute a Rebibbia e riusciva a condizionare le assegnazioni dei detenuti dall'esterno.»
Il filo che tiene insieme tutto passa dal clan Senese. Secondo l’accusa, nel documento di circa duecento pagine firmato dal gip, i vertici del gruppo (Giuliano Cappoli detto “Maverick” e Manuel Grillà detto “Neymar”) avrebbero mantenuto rapporti diretti con il clan, mutuandone il metodo e la rete. L’indagine, avviata nel maggio 2025, ha ricostruito un sistema rodato: importazione di grandi quantitativi di droga dall’estero, distribuzione all’ingrosso sulle piazze di spaccio romane, recupero dei crediti con la violenza. Tra gli episodi documentati, il sequestro di un uomo prelevato a Sulmona e condotto in un’abitazione al confine tra Lazio e Abruzzo, dove gli è stata puntata una pistola alla testa per costringere il figlio a restituire 200mila euro sottratti al gruppo. In un altro caso, un mediatore marocchino attivo in Spagna è stato minacciato di morte per un debito di 50mila euro. Uno spacciatore insolvente è stato invece trascinato all’interno di una chiesa e picchiato selvaggiamente - calci, pugni, il calcio di una pistola in testa - per 35mila euro.



Interessanti anche i fatti emersi alla fine del 2025 quando la faida per il controllo delle piazze del Tuscolano ha prodotto due sparatorie in strada, una a novembre e una a dicembre 2025, con feriti e passanti a rischio.
Tra gli indagati figurano anche due poliziotti - uno già detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere - accusati di aver fatto da mediatori in un’estorsione, sfruttando la divisa per fare pressione sulla vittima. Un elemento che aggiunge un’altra crepa a un’immagine già compromessa. A far scattare l’indagine anche le dichiarazioni di Fabrizio Capogna, ex narcotrafficante diventato collaboratore di giustizia dopo essere sopravvissuto a un agguato.
I numeri dell’operazione
18 arresti — 16 in carcere, 2 ai domiciliari
5 agguati sventati tra il 14 e il 19 aprile 2026
2 tentati omicidi nel quartiere Tuscolano (nov.–dic. 2025)
200.000 € al centro del sequestro di persona a Sulmona
2 poliziotti indagati per mediazione in un’estorsione
Il mosaico che si va componendo
Questo blitz, per quanto significativo, non deve fare perdere di vista il quadro generale della presenza del clan Senese nella Capitale. Tre notizie di questi giorni aiutano a comprenderlo.
LA PRIMA Dimostrato l’interesse dei Senese per il ristorante Da Baffo
La Cassazione lo dice senza mezzi termini: è dimostrato” l’interesse che il clan Senese, capeggiato dal boss Michele, ha avuto “nella gestione del ristorante” di Mauro Caroccia “Da Baffo’ e “nella sua effettiva titolarità”. Sono parole contenute nella motivazioni della sentenza con cui è stata dichiarata definitiva la condanna a 4 anni per l’uomo al centro della vicenda giudiziaria sulla società ‘Le 5 Forchette’ di cui è stato socio l’ex sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro. Nel procedimento, va ricordato, Caroccia è accusato, assieme alla figlia Miriam, di riciclaggio e fittizia intestazione dei beni. Secondo i pm della Capitale i due indagati hanno “trasferito e reinvestito” nella società proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese. Una attività illecita aggravata dal fatto di averla “commessa al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso” facente capo al gruppo dei Senese.
LA SECONDA. Il Procuratore Lo Voi in Antimafia: “Delmastro e Caroccia? Ero incredulo”
La seconda notizia riguarda l’audizione del procuratore della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi in Commissione Parlamentare Antimafia avvenuta il 29 aprile. Vi riporto uno stralcio del pezzo di Alessandra Ziniti su Repubblica:
“Delmastro? Il sottosegretario? Ma va! Sarà un omonimia, un errore. Accertate bene». Quasi sorride ancora, davanti alla commissione parlamentare antimafia, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi quando ricorda la mattina in cui gli investigatori della Guardia di Finanza si presentarono nel suo ufficio per riferire che tra i soci di Mauro Caroccia, o meglio di sua figlia diciottenne, in un noto ristorante di Roma risultava il nome del sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia. «La prima impressione è stata il sorriso: ma figuriamoci cosa può avere a che fare Delmastro con un soggetto condannato in via definitiva con l’aggravante del metodo mafioso », si è domandato il procuratore di Roma. Ma poi, dopo un ulteriore accertamento, la Guardia di finanza si è presentata «con un bel pacco di carte». E allora «siamo stati costretti a prendere atto che non c’era nessun dubbio, nessuna omonimia».
Già, incredibilmente, non c’era nessuna omonimia.
LA TERZA Certo un collegamento del clan con persone con incarichi pubblici
La terza notizia si riferisce alle dichiarazioni, anche queste del 29 aprile in commissione antimafia, di due investigatori romani a proposito della ristorazione capitoline e le mafie.
“Il settore della ristorazione è uno di quelli in cui si assiste maggiormente al reimpiego di denaro di provenienza illecita, perché consente di procedere anche a forme di riciclaggio”. Così la procuratrice aggiunta di Roma, Maria Cristina Palaia, parlando dell’esistenza “di locali infrequentabili sul territorio romano”. “Anche la famiglia Senese è coinvolta in attività di ristorazione”, ha aggiunto spiegando che i magistrati di Roma hanno interessato di questi fatti anche i colleghi napoletani. E aalle infiltrazioni dei clan romani il sostituto procuratore presso il Tribunale di Roma, Francesco Cascini, ha aggiunto: “Certamente vi è uno strutturale collegamento sul sistema degli affari e inevitabilmente con persone che hanno incarichi pubblici”.
Le prossime presentazioni del libro “La figlia del clan”
Ne approfitto, per dirvi che dalla prossima settimana ricominceranno le presentazioni del mio libro “La figlia del clan” scritto con Giuseppina Pesce, la più importante collaboratrice di giustizia della ‘ndrangheta. Qui di seguito in anteprima il calendario degli appuntamenti del mese di maggio. Vi darò mano a mano maggiori dettagli.
Se volete sostenere il mio lavoro potete acquistare il libro durante uno degli incontri oppure potete farlo direttamente QUI
A presto
Danilo








